03.22.2004

(Venezia – Intorno) Lunedì sera — 22.3.04 – Intorno viaggia sull’acqua — Essere passeggero

Topic(s): Outdoor | No Comments

Date/Time: 22/03/2004 12:00 am


Lunedì sera — 22.3.04 – Intorno viaggia sull’acqua — Essere passeggero
Tematica:
1. Su questo Lunedì
2. Sulla prossima Domenica pomeriggio
link:

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1. Su questo Lunedì
Cosa: essere passeggero
Quando: ore 18.00
Dove: partenza da Piazzale Roma fermata della Linea 1
Chi: Tutti sono invitati
Per questo lunedì Intorno sceglie i vaporetti di Venezia per muoversi
lungo i percorsi sull’acqua,
generando momenti di incontro proprio in quei luoghi dove ci si trova
insieme,
ma anche dove difficilmente si creano occasioni di collettività.
Poi, in un posto qualsiasi, Tazio e i suoi presero una gondola, e Aschenbach,
tenuto nascosto, mentre salivano, da uno sporto o da un pozzo,
fece, poco dopo il loro distacco dalla riva, la stessa cosa.
Parlò in fretta e a bassa voce nell’incaricare il vogatore,
promettendogli una mancia generosa, di seguire, senza dare nell’occhio,
a una certa distanza, la gondola che proprio in quel momento stava
scantonando;
e rabbrividì quando l’uomo, con la prontezza bricconesca del ruffiano,
lo assicurò, nello stesso tono, che sarebbe stato servito, servito
coscienziosamente.
E cominciò a scivolare, ondeggiando, appoggiato su cuscini soffici e neri,
dietro l’altra barca, nera e dentata, alla cui scia lo legava la passione.
A volte gli spariva dalla vista, provandone ansia e inquietudine.
Ma il suo barcaiolo, quasi avesse pratica di tali incombenze,
riusciva sempre, con astute manovre, rapide traversate e scorciatoie,
a riportare dinanzi agli occhi l’amato. L’aria era calma e fetida,
il sole scottava dietro la foschia che dava al cielo il color dell’ardesia.
L’acqua batteva gorgogliando contro ormeggi e approdi.
Al grido del gondoliere, mezzo richiamo e mezzo saluto, seguiva da lontano
una risposta,
nella pace di quel labirinto, secondo una strana intesa.
Da giardinetti pensili ricadevano su muri fracidi,
ombrelle fiorite, bianche e purpuree, profumate di mandorla.
Sagome di finestre arabe si disegnavano nella foschia.
I gradini di marmo d’una chiesa scendevano nell’acqua;
su di essi un mendicante, accoccolato, protestando la sua miseria e
mostrando il bianco degli occhi come fosse cieco, stendeva il cappello;
un rigattiere, davanti alla sua spelonca, invitava il passante,
con gesti servili, a fermarsi, nella speranza di poterlo imbrogliare.
Ecco com’era Venezia, la bella lusinghiera e sospetta,
la città mezza leggenda e mezza trappola per forestieri,
nella cui aria putrida, un tempo, in bagordi, fiorì l’arte,
ispirando ai musici melodie che cullano e avvolgono di lascivia.
All’avventuroso sembrava come se i suoi occhi bevessero un simile rigoglio,
come se il suo orecchio fosse corteggiato da tali melodie;
si ricordò pure che la città era malata e, per sete di denaro, lo teneva
segreto,
(…).
T. Mann – La morte a Venezia – libro III
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2. Domenica pomeriggio — 28.3.04
Intorno incontra l’equipaggio della nave Kawkab a Marghera.

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